Cos’è per me il 13 dicembre

ARANCINADAY (Santa Lucia), a Palermo viene chiamato così il 13 dicembre, giorno in cui si fa un unico pasto che dura dalle 8 di mattina alle 9 si sera, il piatto principale è l’ARANCINA, pietanza sacra per tutti i siciliani e turisti inclusi, si mangia anche, panelle, crocchè, cuccìa, gateau, arancine, arancine, aranciE, si perché da noi si chiamano arancinE no arancini. Alle 8 di mattina si sente odore di fritto, tutti i panifici restano chiusi per tutto il giorno, perché è proibito dalla legge mangiare pane in questo giorno, qualsiasi, bar locale diventa una friggitoria.

Io da quanto sono nata ho nonna che frigge dalle 6 di mattina fino a quando non finiscono tutte le arancine e non chiediamo di farne altre, di solito sono 100, eh si perché quel giorno la dieta non esiste. Come da tradizione (inventata dalla mia famiglia più precisamente da mio nonno) le arancine salate (con il burro, ragù ecc) si mangiano con lo zucchero, perché così si “addigerisce meglio” e funziona davvero. Le arancine al pollo ( inventate da mia nonna e da mia zia che poi si sa la casa della nonna è meglio del ristorante michelin a 5 stelle di uno Chef internazionale) si mangiano come se fossero caramelle, una tira l’altra e poi non si sa perché te ne sei mangiate 12 più la cuccìa rigorosamente al cioccolato sempre della nonna per “togliere il sapore”, anche se in realtà ne esistono altre mille varianti, ricotta pistacchio ecc, così tutto il giorno, infondo è come il Natale, un giorno di festa per i siciliani, per stare in famiglia tutti insieme e non pensare a niente almeno per un giorno, secondo me dovrebbe essere rosso nel calendario, noi siciliani ci teniamo alle tradizioni. Per questo giorno, tutti i locali e mia nonna preparano giorni prima i condimenti, perché i vari procedimenti richiedono giorni e giorni, le varianti di arancine sono tantissime, pistacchio, spinaci, nutella e altre mille che inventano ogni anno ma quelle tradizionali restano sempre “abburro e accarne”. Ma che origini ha l’ARANCINA?

Nasce in Sicilia tra IX e XI secolo, l’origine di questa pietanza è da collocare durante la dominazione araba, Gli arabi, infatti, avevano l’abitudine di appallottolare un po’ di riso allo zafferano nel palmo della mano condito con carne di agnello, loro usavano chiamare queste polpette con un nome che rimandasse ad un frutto simile, così nascono le arancine, ispirate all’agrume più coltivato dell’isola. L’arancina siciliana comparve molto tardi nei ricettari nel XIX secolo, infatti si pensa che c’è un reale collegamento con la cucina araba.

Nel 1857 nel Dizionario siciliano-italiano di Giuseppe Biundi compare il termine “arancinu”, definito come “vivanda dolce di riso fatta alla forma della melarancia”. Il passaggio al salato è documentato per la prima volta nel Nuovo vocabolario siciliano-italiano di Antonino Trina (1868), ed è probabilmente a questa variante che si ispirano le “crocchette di riso composte” dell’ Artusi, che però non prevedono ancora né la carne, né il pomodoro, probabilmente una introduzione di poco posteriore. Arancina o arancino?

Dunque, “arancinu” in origine si traduceva sicuramente come “arancino”, ma la codifica del maschile per l’albero e del femminile per il frutto propria dell’italiano, intervenuta successivamente, avrebbe determinato un “cambio di sesso” in “arancina”. Secondo la Crusca, entrambe le forme sono corrette anche se “il femminile tuttavia è percepito come più corretto”, il nome al femminile o al maschile cambia a seconda della città siciliana in cui viene preparata. Come, tra l’altro, testimonia la più antica citazione letteraria di questa specialità, quel passo dei Vicerè del catanese Federico de Roberto“ in cui si parla di “arancine di riso grosse ciascuna come un mellone”. Dunque, vanno bene entrambi i termini, ma guardando la bibliografia vincerebbe la parola ”arancina”.

Calze: Just Before

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